Ci sono momenti in cui una storia si inceppa, perde direzione o non somiglia più a chi la sta vivendo.
Ed è qui che possiamo incontrarci tu e io.
Ci sono momenti in cui una storia si inceppa, perde direzione o non somiglia più a chi la sta vivendo.
Ed è qui che possiamo incontrarci tu e io.
Ciao, sono Carlotta faccio storie
Se fossi l’editore della mia autobiografia, è questo il titolo che sceglierei, oggi, per la copertina: Volevo fare storie.
Da un paio di anni, infatti, quando qualcuno mi chiede cosa faccio rispondo: faccio storie. Ed è sempre molto interessante osservare i volti sorpresi e disorientati delle mie interlocutrici e dei miei interlocutori.
L’espressione “fare storie”, in effetti, contiene una divertente ambiguità linguistica. Se da una parte siamo abituate e abituati a interpretarla come protestare, dissentire, discutere, opporsi, piantar grane; dall’altra possiamo anche tradurla alla lettera come: creare nuovi racconti, disseminare nuove narrazioni.
Due accezioni che mi raccontano bene, o meglio: che raccontano bene il mio percorso.
Volevo fare storie perché la maggior parte delle storie esistenti che mi venivano raccontate non mi convincevano granché: c’erano troppi personaggi tutti buoni o tutti cattivi, e nessun personaggio in cui potevo realmente identificarmi avrebbe mai potuto essere tutto buono o tutto cattivo.
Volevo fare storie perché un certo modo di narrare la vita, le sue tappe, il significato delle sue esperienze, non è mai bastato a dare risposta alle mie domande sulla vita, le sue tappe, le sue esperienze.
Volevo fare storie perché mi è più volte stato imposto di non farne, e le imposizioni non sono mai riuscita a mandarle giù. E poi anche perché ho intuito piuttosto presto che la stessa storia può essere raccontata in molti modi, spesso parecchio diversi tra loro, e che ogni storia è soprattutto il racconto di un punto di vista, e quindi desideravo scoprire: cosa cambia quando iniziamo a modificarlo?
Volevo fare storie e l’ho fatto in tutte le modalità che ho potuto sperimentare dai miei vent’anni ai miei quasi cinquanta: come autrice, come copy, come ghost writer, come editor, come coach. E infine, come consulente biografica e mitobiografica: perché nonostante le molte scorribande, le storie che mi hanno sempre interessata di più sono quelle che le persone raccontano e scrivono su se stesse, sulla vita, sull’Universo e tutto il resto.
Volevo fare storie, per questo oggi raccolgo le tue parole, le tue immagini interiori e le tue trame, e le distillo insieme a te perché diventino strumenti per riprendere il filo della tua storia e dare una nuova forma al prossimo capitolo.
Ciao sono Carlotta Faccio storie
Insieme è la chiave
Ed è anche il mio credo, il mio faro, il mio fare.
È così che lavoreremo in Bottega per rendere più viva e vivida la tua storia: unendo le nostre forze e competenze. Tu, come massima esperta e conoscitrice delle tue trame di vita e di te; io come guida che mette a disposizione del tuo racconto vent’anni di lavoro sulle storie, di carta prima, di vita poi.
Se fossi l’editore della mia autobiografia, è questo il titolo che sceglierei, oggi, per la copertina: Volevo fare storie.
Da un paio di anni, infatti, quando qualcuno mi chiede cosa faccio rispondo: faccio storie. Ed è sempre molto interessante osservare i volti sorpresi e disorientati delle mie interlocutrici e dei miei interlocutori.
L’espressione “fare storie”, in effetti, contiene una divertente ambiguità linguistica. Se da una parte siamo abituate e abituati a interpretarla come protestare, dissentire, discutere, opporsi, piantar grane; dall’altra possiamo anche tradurla alla lettera come: creare nuovi racconti, disseminare nuove narrazioni.
Due accezioni che mi raccontano bene, o meglio: che raccontano bene il mio percorso.
Volevo fare storie perché la maggior parte delle storie esistenti che mi venivano raccontate non mi convincevano granché: c’erano troppi personaggi tutti buoni o tutti cattivi, e nessun personaggio in cui potevo realmente identificarmi avrebbe mai potuto essere tutto buono o tutto cattivo.
Volevo fare storie perché un certo modo di narrare la vita, le sue tappe, il significato delle sue esperienze, non è mai bastato a dare risposta alle mie domande sulla vita, le sue tappe, le sue esperienze.
Volevo fare storie perché mi è più volte stato imposto di non farne, e le imposizioni non sono mai riuscita a mandarle giù. E poi anche perché ho intuito piuttosto presto che la stessa storia può essere raccontata in molti modi, spesso parecchio diversi tra loro, e che ogni storia è soprattutto il racconto di un punto di vista, e quindi desideravo scoprire: cosa cambia quando iniziamo a modificarlo?
Volevo fare storie e l’ho fatto in tutte le modalità che ho potuto sperimentare dai miei vent’anni ai miei quasi cinquanta: come autrice, come copy, come ghost writer, come editor, come coach. E infine, come consulente biografica e mitobiografica: perché nonostante le molte scorribande, le storie che mi hanno sempre interessata di più sono quelle che le persone raccontano e scrivono su se stesse, sulla vita, sull’Universo e tutto il resto.
Volevo fare storie, per questo oggi raccolgo le tue parole, le tue immagini interiori e le tue trame, e le distillo insieme a te perché diventino strumenti per riprendere il filo della tua storia e dare una nuova forma al prossimo capitolo.
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MA TU, IL FABULATORIO, LA MIA MUSELETTER, LO RICEVI GIÀ?
Puoi immaginare il Fabulatorio come quella stanza della Bottega in cui trovare spunti, modi e strumenti per smontare e rimontare le tue narrazioni, e dare parola e forma a quella storia di te che vuole emergere. Compila il form, invialo e inizia a riceverlo!
![Nell’ultima museletter (che potete leggere passando dal link in bio) ho parlato di vie litiganti, di polarizzazioni, di cosa succede alle nostre storie quando dividiamo la realtà in coppie di opposti [bene/male, giusto/sbagliato, dritto/storto…] e come possiamo imparare a stare nell’ambivalenza e nella contraddizione.
Questo racconto, che trovate in ‘Raddrizzare la luna storta’ di Ajahn Brahm (pubblicato da @ubiliber_libri) insieme ad altre pagine piene di saggezza, è il perfetto compagno del Fabulatorio di questa settimana.
Tanto che mi son chiesta, ovviamente in ritardo: ma perché diamine non l’ho condiviso?
Lo condivido qui, ora, perché “bene, male, chissà?” mi sembra un’ottima ‘formula magica’ da usare quando le nostre polarizzazioni, o le polarizzazioni di chi ci sta intorno, cominciano a invadere e a ostacolare il nostro racconto, o quando un’esperienza ci sembra la migliore o la peggiore che potesse capitarci.
Intanto fatemi sapere se questa storiella vi è piaciuta; se vi ha smosso qualche cellulina grigia, come direbbe Poirot; se la conoscevate già.
#bottegabiografica #storieperpensare #polarizzazioni](https://scontent-lhr11-1.cdninstagram.com/v/t51.82787-15/804646229_18459052012185525_1261861320396200322_n.jpg?stp=dst-jpg_e35_tt6&_nc_cat=110&ccb=7-5&_nc_sid=18de74&efg=eyJlZmdfdGFnIjoiQ0FST1VTRUxfSVRFTS5iZXN0X2ltYWdlX3VybGdlbi5DMyJ9&_nc_ohc=Nirlqalu4kQQ7kNvwHOdvU9&_nc_oc=Adoh2P1JpR0uNoHHS-JJVJIOOFGkIU8vbQltAq3V-YohTzfc1AJtQesP9DgqZmDLd2k&_nc_zt=23&_nc_ht=scontent-lhr11-1.cdninstagram.com&edm=ANo9K5cEAAAA&_nc_gid=6sc30wnciavnnVZ4WWI0hQ&_nc_tpa=Q5bMBQLY6zNjQxXSL7NXfn2WG5X_tHgLVWWJJ09qifpIFAXg8i_01ifOE7bPNNe1w4DhLAh5Ez7R-ZV3&oh=00_AQI00Jh08KKlEff2Zff6rOzpJ25xjzbcXFv3FFqj-1haDg&oe=6AAF6287)






![Sortire come uscire, come venire fuori, produrre un effetto, dare un esito.
Mentre scrivevo alcune riflessioni sul mio #taccuinodestate mi sono imbattuta in questa parola e mi sono chiesta:
che effetto sortisce sortire (uscire) dalla routine?
L’estate spesso fa questo: ci fa uscire dai ritmi abituali, dalle stanze conosciute, dagli abiti che indossiamo.
A volte basta cambiare luce, orari, paesaggi, ritmi ed ecco che qualcosa di diverso comincia ad affacciarsi alla porta della nostra storia:
* una domanda inedita
* un desiderio nuovo
* una parte di te rimasta nelle retrovie
* una prospettiva insolita
Che effetto sortisce in te sortire [uscire] dalla routine?
–––––
Tra i post in evidenza trovi il carosello dedicato al Taccuino d’estate e come fare per averlo
#bottegabiografica #scritturadisé #taccuinodestate](https://scontent-lhr6-2.cdninstagram.com/v/t51.82787-15/753224977_18449045347185525_1031516233756317141_n.jpg?stp=dst-jpg_e35_tt6&_nc_cat=105&ccb=7-5&_nc_sid=18de74&efg=eyJlZmdfdGFnIjoiQ0FST1VTRUxfSVRFTS5iZXN0X2ltYWdlX3VybGdlbi5DMyJ9&_nc_ohc=uinp1khXCnQQ7kNvwG9Hr_-&_nc_oc=AdqW3G0EEDfWo89br01hjwJ0Rvmjr_hKQUCVCwOvmTRdQLzcaeslm-z3RA9FAacQjLE&_nc_zt=23&_nc_ht=scontent-lhr6-2.cdninstagram.com&edm=ANo9K5cEAAAA&_nc_gid=6sc30wnciavnnVZ4WWI0hQ&_nc_tpa=Q5bMBQLl5tlzLTOpcQK3Mfeeym4-Nvz2PmXgdYVwKml6LPdXxDisUi-KAcPXomwLswRpaYS7PS5DPjLO&oh=00_AQK75_xTwgJbN7btOp2O1memZ9STIC_rb0bV0eurrpmLrA&oe=6AAF3BE8)



